Bond sotto pressione: tra volatilità e nuovi scenari geopolitici. La mia analisi su Il Sole 24 Ore e in TV
Il ritorno dell’inflazione e l’instabilità geopolitica hanno riportato al centro dell’attenzione il mercato obbligazionario. In una fase in cui tassi, prezzi dei bond e scenari internazionali cambiano rapidamente, molti investitori si trovano a riconsiderare le proprie scelte e a chiedersi come proteggere meglio il proprio portafoglio.
Prima di entrare nel tema, mi presento: sono Linda Leodari, consulente finanziaria indipendente. Aiuto persone, famiglie e aziende a prendere decisioni finanziarie più consapevoli, attraverso un percorso di pianificazione costruito sugli obiettivi del cliente, senza vendita di prodotti finanziari e senza conflitti di interesse.
Sabato 25 aprile 2026 ho avuto il piacere di contribuire al tema di copertina di Plus 24, l’inserto settimanale de Il Sole 24 Ore, nell’intervista di Marcello Frisone intitolata “Obbligazioni a corto raggio”. Poiché lo spazio dell’articolo ha permesso di riportare solo alcune mie riflessioni, desidero approfondire qui il mio pensiero in modo più completo e organico.
Lunedì 27 aprile 2026 ho poi ripreso questi temi anche in diretta su IlSole24OreTV, canale 246, nel programma “Bond sotto pressione”, condotto da Marzia Redaelli.
In un contesto così volatile, non basta guardare il rendimento del momento. È fondamentale avere una strategia chiara, diversificata e coerente con i propri obiettivi, per non farsi travolgere dalle notizie, dall’emotività e dai movimenti improvvisi dei mercati.
In questo articolo vediamo quali aspetti valutare oggi tra obbligazioni, inflazione, tassi di interesse, scadenze, BTPi, CCTeu e titoli di Stato, con l’obiettivo di fare maggiore chiarezza sulle scelte obbligazionarie in portafoglio.
Strategia e diversificazione: il ruolo di BTPi e CCTeu
Ritengo fondamentale, a prescindere dal periodo di mercato in cui ci si trovi, costruire una buona diversificazione. All’interno di un’allocazione obbligazionaria ben strutturata, considero utili due strumenti che possono avere un ruolo importante nella gestione del portafoglio:
- BTPi, cioè titoli indicizzati all’inflazione, pensati per aiutare a proteggere il valore reale del capitale e delle cedole;
- CCTeu, cioè titoli a tasso variabile, che possono offrire una protezione dinamica in caso di ulteriore aumento dei tassi di interesse.
In questa fase di ritorno dell’inflazione, questi strumenti possono risultare estremamente utili in portafoglio. Non li considero strumenti da utilizzare solo “se serve”, ma componenti che possono contribuire a rendere più resiliente la struttura complessiva del portafoglio obbligazionario.
Lo scenario macro: inflazione e divergenza tra i mercati
Fino a poco tempo fa, l’inflazione mostrava chiari segnali di discesa, lasciando sperare in una stabilizzazione più duratura. Tuttavia, lo scoppio del conflitto tra USA-Israele e Iran, a fine febbraio 2026, ha ribaltato le aspettative.
Il blocco dello stretto di Hormuz e la distruzione di alcuni siti produttivi di petrolio e gas in Medio Oriente hanno cambiato le carte in tavola, rimettendo sotto pressione il comparto obbligazionario.
Al contrario, il mercato azionario sembra finora reagire in modo diverso: le borse stanno probabilmente interpretando questo evento come uno shock momentaneo e di breve durata.
Tuttavia, l’aspettativa di un ritorno dell’inflazione spinto dai costi energetici è sempre più concreta. Questo scenario sta creando una profonda incertezza sulla direzione futura dei tassi e rende ancora più importante valutare con attenzione la composizione del portafoglio.
Scadenze e tassi: opportunità tra calo dei prezzi e rischio debito
Durante la diretta TV, abbiamo analizzato il forte calo dei prezzi dei titoli obbligazionari con scadenze più lunghe, penalizzati dai timori legati al ritorno dell’inflazione e dal possibile conseguente rialzo dei tassi.
In questo contesto, l’aspettativa di un possibile aumento dei tassi di interesse porta oggi a valutare con attenzione la durata delle obbligazioni presenti in portafoglio. In particolare, può essere utile considerare:
- obbligazioni con scadenze brevi o medie, per contenere la volatilità;
- una durata finanziaria, o duration, indicativamente entro i 5 anni, per ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei tassi;
- obbligazioni indicizzate all’inflazione, come i BTPi, per proteggere il valore reale del capitale;
- titoli a tasso variabile, come CCTeu o corporate floating rate, per avere una maggiore flessibilità in caso di ulteriori rialzi dei tassi.
Questa impostazione può aiutare a proteggere il capitale e a rendere il portafoglio obbligazionario più equilibrato in una fase di mercato incerta.
Allo stesso tempo, il forte calo dei prezzi sulle scadenze lunghe sta aprendo alcune possibili opportunità di acquisto. I ribassi, infatti, sembrano incorporare già l’aspettativa di almeno tre aumenti dei tassi in Europa.
Tuttavia, è importante mantenere prudenza. Nel breve termine potrebbero esserci ulteriori cali di prezzo, soprattutto se le tensioni geopolitiche non dovessero allentarsi e se l’inflazione dovesse salire ancora.
Per questo motivo, pur intravedendo occasioni interessanti, ritengo opportuno non spingersi oltre i 10-12 anni di durata. Oltre questa soglia, oggi, i rendimenti non sembrano ripagare adeguatamente il rischio di un orizzonte temporale più lungo.
Un altro aspetto da considerare è il rischio legato all’aumento del rapporto tra debito e PIL dei Paesi sviluppati. In futuro, Stati con un debito in crescita potrebbero trovarsi in maggiore difficoltà nel collocare nuovo debito sul mercato.
Questo potrebbe portarli a dover riconoscere interessi più elevati rispetto al passato, rendendo le scadenze lunghissime particolarmente vulnerabili a forti oscillazioni di prezzo.

Titoli di Stato o bond corporate: attenzione alla fiscalità
Durante la diretta ho ribadito un concetto importante: quando si valutano le obbligazioni, non bisogna fermarsi al rendimento lordo.
A prima vista, i bond societari, compresi i corporate bond e gli high yield, possono sembrare più interessanti perché offrono rendimenti apparentemente più elevati. Tuttavia, il confronto con i titoli governativi deve essere fatto sempre al netto della tassazione.
La differenza fiscale è rilevante:
- Titoli di Stato: tassazione agevolata al 12,5%;
- Bond societari: tassazione ordinaria al 26%.
Questo significa che una parte del rendimento extra offerto dai bond corporate può essere erosa dalla maggiore tassazione. Inoltre, rispetto ai titoli di Stato, le obbligazioni societarie espongono l’investitore anche a un rischio di credito generalmente più elevato.
Per questo motivo, in questa fase ritengo opportuno privilegiare una presenza più significativa di titoli di Stato all’interno del portafoglio, sempre all’interno di una strategia diversificata e coerente con gli obiettivi dell’investitore.
Il punto non è scegliere uno strumento “migliore” in assoluto, ma costruire il giusto equilibrio tra rendimento, rischio, fiscalità, durata e protezione del capitale.
Rivedi il mio intervento su IlSole24OreTV
Se desideri approfondire questi temi, puoi rivedere il mio intervento completo nella trasmissione “Bond sotto pressione” su IlSole24OreTV.
Durante la diretta abbiamo parlato di obbligazioni, inflazione, tassi, scadenze, rischio debito e strategie per affrontare una fase di mercato particolarmente complessa.
Per un disguido tecnico ho potuto partecipare solo nella parte finale della trasmissione, ma in quel passaggio ho avuto modo di condividere alcune riflessioni importanti sul ruolo delle obbligazioni in portafoglio.
👉 Guarda l’estratto della trasmissione su YouTube
Conclusione
In una fase in cui i mercati reagiscono rapidamente alle notizie geopolitiche, all’andamento dell’inflazione e alla sostenibilità dei debiti sovrani, la differenza non la fa la ricerca del rendimento più alto in assoluto.
La differenza la fanno una strategia chiara, una corretta diversificazione e la capacità di valutare ogni scelta in base ai propri obiettivi, al proprio orizzonte temporale e al livello di rischio realmente sostenibile.
Le obbligazioni possono continuare ad avere un ruolo importante in portafoglio, ma vanno selezionate con attenzione, considerando tassi, scadenze, fiscalità, inflazione e solidità dell’emittente.
Per questo motivo, prima di prendere decisioni, è utile avere una visione d’insieme e un metodo di pianificazione indipendente, capace di mettere ordine tra strumenti, rischi e obiettivi personali.




