(Articolo aggiornato il 14/07/2026)
Il nemico più grande di chi investe non è il mercato: sono le proprie emozioni. Paura quando i mercati scendono, euforia quando salgono, l’ansia di aver scelto il momento sbagliato: sono questi impulsi, più delle oscillazioni dei listini, a far deragliare un piano di investimento. I Piani di Accumulo di Capitale (PAC) nascono proprio per proteggerti da questo rischio.
Ma andiamo con ordine: cosa sono esattamente i PAC e come funzionano?
I Piani d’Accumulo di Capitale (noti come PAC) sono una modalità di investimento, attraverso acquisti programmati di strumenti finanziari, come fondi comuni di investimento e ETF, con vantaggi e svantaggi.
A fronte di un investimento periodico (settimanale, quindicinale, mensile…) i PAC permettono di investire in molti settori e aree geografiche, anche in piccole rate.
Quali sono i vantaggi dei PAC?
Un PAC offre diversi vantaggi:
- Si può decidere a monte quale valore destinarvi e su quale o quali strumenti investire, programmando acquisti periodici con esecuzione automatizzata. In questo modo si azzera la componente emotiva, che in momenti di mercati agitati potrebbe spaventare e scoraggiare gli investimenti, o addirittura portare a liquidare quanto investito, magari in perdita.
- L’acquisto periodico permette di comprare lo strumento nelle diverse fasi di mercato, quindi sia nei momenti di calo, in cui le quotazioni sono più basse e attraenti, sia nei momenti in cui sono più elevate. Questo mediamente contiene le oscillazioni del prezzo medio di acquisto, riducendo l’impatto di improvvisi e pesanti cali, ma limitando allo stesso tempo anche rapide crescite importanti.
- Agevola la propensione al risparmio, che, riservato per uno o più piani di accumulo, può essere orientato verso i propri obiettivi di medio/lungo termine.
- Un piano di accumulo si può comunque sospendere in ogni momento e, all’occorrenza, quanto versato può essere prelevato, sebbene sia meglio evitarlo, prevedendo per le proprie necessità di breve termine forme di risparmio con un orizzonte temporale altrettanto breve, o semplicemente mantenendo una liquidità in conto corrente.
- L’automatismo come alleato contro le emozioni (il pregio più grande del PAC!)
Uno dei vantaggi più sottovalutati del PAC non è finanziario, ma psicologico. Investire richiede disciplina, e la disciplina è la prima vittima quando i mercati si muovono in modo brusco. Con un versamento programmato e automatico, la decisione di “quando” investire è già stata presa a monte, in un momento di lucidità, e non deve essere rinnovata ogni mese sotto la pressione delle notizie o dell’andamento dei listini. Questo toglie di mezzo il rischio più insidioso per un risparmiatore: agire d’istinto nel momento sbagliato.
Pensiamo a un caso concreto: durante un forte ribasso di mercato, come si è visto ad esempio nel marzo 2020, molti investitori spaventati dalle perdite in corso hanno liquidato le proprie posizioni proprio nel punto più basso, trasformando una perdita “sulla carta” in una perdita reale e definitiva. Chi invece aveva un PAC attivo ha continuato a versare la stessa rata mensile, acquistando quote a prezzi scontati senza nemmeno doverlo decidere consapevolmente in quel momento di panico. Nei mesi successivi, con la ripresa dei mercati, quelle quote acquistate “nel peggior momento” si sono rivelate tra le più redditizie dell’intero piano. L’automatismo non ha reso l’investitore più bravo a prevedere i mercati: lo ha semplicemente protetto da sé stesso, impedendogli di prendere una decisione emotiva che avrebbe compromesso il risultato finale.
PAC o PIC? Un esempio per capire la differenza
Immagina di voler investire €12.000 in un anno, con un versamento mensile di €1.000 in un ETF azionario. Se nei primi mesi il prezzo dello strumento scende, con lo stesso importo acquisterai più quote; se invece il prezzo sale, ne acquisterai di meno. Alla fine dell’anno il tuo prezzo medio di acquisto sarà una media tra i momenti di ribasso e quelli di rialzo, senza che tu abbia dovuto indovinare il momento “giusto” per entrare sul mercato.
Confronta questo approccio con l’alternativa di investire l’intera somma in un’unica soluzione (il cosiddetto PIC, Piano di Investimento del Capitale): se il momento scelto coincide con un picco di mercato, il capitale investito sconterà per intero il ribasso successivo; se invece coincide con un minimo, il PIC può generare un rendimento superiore al PAC nello stesso periodo. Il PAC, in altre parole, non punta a massimizzare il rendimento nel breve periodo, ma a ridurre il peso della fortuna (o sfortuna) del momento di ingresso.
Quali gli svantaggi?
Vi sono solo vantaggi? Naturalmente no, come ogni forma di investimento ha dei lati positivi e altri meno.
Il primo aspetto che potrebbe essere negativo sono i costi, sia per l’avvio, sia di commissioni per ogni rata di acquisto, a cui vanno sommati i costi di gestione degli strumenti in cui si investe.
Fortunatamente comunque, da un po’ di tempo a questa parte, vi sono intermediari che permettono di avviare dei piani di accumulo a zero costi di commissioni, per cui rimangono solo i costi correnti degli strumenti, che, nel caso degli ETF (Exchange trade fund) possono arrivare anche a zero o comunque essere estremamente contenuti rispetto ai fondi comuni.
Attenzione però alla scelta dell’intermediario
Diversi intermediari offrono piani di accumulo a zero commissioni, ma è bene capire da dove arriva questo risparmio prima di considerarlo un vero regalo. In alcuni casi (tipico di certi neobroker) il costo non sparisce ma si sposta: il broker fino al 30/06/2026 riceveva un compenso da un market maker per instradare lì i tuoi ordini (il cosiddetto “payment for order flow”), e il market maker si ricompensava con un prezzo di esecuzione per te leggermente meno favorevole rispetto al mercato regolamentato. Questa pratica è stata vietata in tutta l’Unione Europea e dal 01/07/26 i broker che si finanziavano così hanno dovuto trovare altre strade per coprire i costi di esecuzione: commissioni esplicite, abbonamenti mensili, o piattaforme di negoziazione proprietarie. Non è detto che questo renda tutto più caro, ma è comunque un buon motivo per continuare a chiederti sempre da dove arriva il risparmio che ti viene proposto.
In altri casi, l’azzeramento delle commissioni deriva da accordi commerciali diretti tra il broker e le società che emettono gli ETF, che rinunciano alla commissione per attirare flussi verso i propri fondi: qui il costo non ricade sul prezzo di acquisto, ma nella scelta dei fondi effettivamente proposti in promozione, che potrebbero non coincidere sempre con i più adatti al tuo obiettivo.
C’è un altro aspetto molto importante, da verificare nella scelta dell’intermediario, prima di avviare un piano di investimento: se in futuro volessi trasferire gli strumenti presso un altro intermediario, sarà possibile?
A. I titoli frazionati non si possono trasferire
Un esempio su tutti viene da Trade Republic. Tramite questo intermediario è possibile acquistare frazioni di azioni o ETF (es. “0,5 azioni di Microsoft”). Le frazioni non hanno un codice ISIN autonomo e non possono essere trasferite. Se cambiassi intermediario saresti costretto a venderle.
B. Compatibilità del broker di destinazione
Il broker verso cui trasferisci i titoli deve essere in grado di censire e negoziare lo specifico codice ISIN del tuo titolo.
- Se possiedi azioni molto comuni o ETF famosi (iShares, Vanguard, ecc.), non avrai alcun problema.
- Se hai acquistato titoli in mercati di nicchia (es. LS Exchange, borsa valori regolamentata tedesca in cui fino al 30/06/26 operavano Trade Republic e pochi altri broker) assicurati prima che il tuo nuovo intermediario possa negoziarli, altrimenti il loro trasferimento potrebbe essere rifiutato.
Per completezza di informazione, visto che ho citato il caso di Trade Republic (broker molto utilizzato soprattutto dai giovani), va detto che, in seguito al divieto europeo sul Payment for Order Flow (il vecchio sistema di retrocessioni sui tuoi ordini), dal 1° luglio 2026 la piattaforma ha rivoluzionato il suo modello.
Oggi ti permette di negoziare titoli su 30 borse mondiali e agisce direttamente come market maker (ovvero la tua controparte diretta). Alla data odierna in cui sto scrivendo questo articolo Trade Republic ha infatti sostituito il vecchio intermediario esterno, gestendo e compensando gli ordini direttamente.
C. Verifica se l’intermediario è autorizzato a operare in regime amministrato
Un altro aspetto fondamentale da valutare prima di scegliere la piattaforma per il tuo PAC è la sua gestione fiscale.
Il tuo PAC può durare per anni, ma quando arriverà il momento di vendere, la gestione delle tasse farà un’enorme differenza.
In Italia, l’impatto burocratico dipende da come l’intermediario finanziario gestisce queste due opzioni fiscali:
- Il Regime Amministrato (Sostituto d’Imposta): Se l’intermediario è autorizzato a operare in questo regime, gestirà tutto al posto tuo. Calcolerà, tratterrà e verserà direttamente allo Stato le imposte sulle plusvalenze (26% o 12,5% per i titoli di Stato) e l’imposta di bollo dello 0,20%. Per te significa “zero pensieri”: non avrai alcun obbligo di indicare i tuoi investimenti nella dichiarazione dei redditi o nel modello 730.
- Il Regime Dichiarativo: Se il broker non è autorizzato come sostituto d’imposta in Italia (come nel caso di Scalable Capital), sarai costretto a gestire le tasse in autonomia. L’intermediario ti accrediterà i guadagni lordi senza trattenere nulla, ma ti fornirà un report annuale. Sarà poi tuo compito (o del tuo commercialista) copiare questi dati e riportarli nella dichiarazione dei redditi per pagare il dovuto.
Un dettaglio importante: Se un broker è autorizzato come sostituto d’imposta in Italia, ha la facoltà di offrire sia il regime amministrato che quello dichiarativo. Molti trader professionisti scelgono il dichiarativo per non vedersi addebitare le tasse a ogni singola vendita, mantenendo più liquidità per operare durante l’anno. Tuttavia, se il tuo obiettivo è un semplice PIC o PAC a lungo termine e non fai trading attivo, il dichiarativo rischia solo di essere un’inutile e impegnativa complicazione burocratica.
Prima di scegliere un intermediario, ti suggerisco di prestare attenzione alle problematiche che ti ho evidenziato, per evitarti spiacevoli sorprese successivamente.
Attenzione alla fiscalità
Un aspetto fiscale da non sottovalutare. I guadagni generati da fondi comuni ed ETF sono considerati fiscalmente “redditi di capitale”. Questo significa che, a differenza di quanto accade con azioni o obbligazioni acquistate direttamente, le eventuali plusvalenze derivanti da vendite di un PAC in fondi o ETF non sono compensabili con le minusvalenze prodotte da vendite o rimborsi di altri strumenti finanziari (ad esempio azioni o obbligazioni detenute direttamente), che sono invece classificate come “redditi diversi”. Se hai in portafoglio anche altri strumenti, questa distinzione può incidere sulla tua strategia fiscale complessiva ed è bene tenerne conto prima di scegliere come costruire il tuo piano di investimento.
Quanto deve durare un PAC e per chi è indicato?
Non esiste una durata valida per tutti: la durata giusta di un PAC dipende dall’obiettivo che vuoi raggiungere. Un PAC non è un prodotto fine a sé stesso, ma uno strumento da costruire attorno a un progetto: l’acquisto di una casa tra dieci anni, l’integrazione della pensione tra vent’anni, la costruzione di un capitale per i figli. Definire con chiarezza l’obiettivo, il momento in cui ti servirà quel capitale e quanto puoi e potrai versare con continuità è il primo passo per decidere la durata e la composizione corretta del tuo piano, prima ancora di scegliere lo strumento in cui investire.
In generale, gli orizzonti temporali brevi (sotto i 5-7 anni) riducono l’efficacia del PAC nell’attenuare la volatilità di mercato, perché il tempo a disposizione per “mediare” i momenti di ingresso è limitato. Un PAC tende invece a dare il meglio di sé su orizzonti medio-lunghi, dove il tempo lavora a favore della disciplina di versamento e della mediazione del prezzo di acquisto.
E’ comunque importante ricordare, come già detto all’inizio di questo articolo, che statisticamente un investimento attraverso un PAC, ha un rovescio della medaglia: nei periodi di mercati in forte rialzo, ti farà partecipare alla crescita più lentamente rispetto a un PIC (ad un ingresso in unica soluzione).
Il PAC in genere è uno strumento particolarmente indicato per chi non dispone di un capitale importante da investire subito, ma ha entrate regolari e la possibilità di risparmiare con costanza nel tempo: permette infatti di iniziare a costruire un progetto finanziario anche con versamenti contenuti, senza dover attendere di avere una somma consistente da investire in un’unica soluzione.
Come sempre, la scelta tra PAC, PIC o una combinazione dei due dipende dalla tua situazione personale, dal capitale di cui disponi, dalla tua capacità di risparmio e, soprattutto, dall’obiettivo che stai cercando di raggiungere: è da lì che dovrebbe partire ogni ragionamento sulla scelta degli strumenti, e non il contrario.
Se vuoi capire come costruire un piano di investimento intorno ai tuoi obiettivi, contattami per una consulenza. scrivendo a info@lindaleodari.it.
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