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Come costruire un piano finanziario personale: la guida di Linda Leodari

Linda Leodari, consulente finanziario indipendente CFP, durante l'intervista su come fare un piano finanziario

Ma chi è a scrivere questo articolo?

Mi chiamo Linda Leodari e sono una consulente finanziaria indipendente fee-only, con studio a Malo, in provincia di Vicenza, ma seguo clienti in tutta Italia.

Sono una delle prime Certified Financial Planner (CFP®) in Italia, la certificazione più autorevole al mondo per chi si occupa di pianificazione finanziaria: un percorso impegnativo che mi ha dato gli strumenti per costruire piani di investimento su misura per le famiglie e le persone che seguo.

Il mio modo di lavorare si basa su alcuni punti fermi:

  • Sono remunerata solo dai clienti, non ho provvigioni né incentivi da terzi
  • Non vendo prodotti finanziari
  • Non ho alcun accordo con banche o reti
  • Il mio lavoro è darti gli strumenti per capire davvero le tue finanze e prendere decisioni consapevoli sul tuo futuro, senza conflitti di interesse

Qualche tempo fa sono stata ospite di un’intervista organizzata da FPSB Italia (Financial Planning Standard Board), l’ente che in Italia rilascia la certificazione CFP®, proprio sul tema di come si costruisce un piano finanziario.

In questo articolo riprendo e amplio i punti principali di quella conversazione, con qualche esempio pratico in più tratto dal mio lavoro quotidiano con i clienti.

Cos’è un piano finanziario (e perché “voglio un buon rendimento” non basta)

Quando incontro una persona per la prima volta e le chiedo quali sono i suoi obiettivi finanziari, la risposta
più comune è “voglio far rendere bene i miei soldi” oppure “voglio un buon rendimento”.
E’ una risposta che capisco benissimo, ma da sola non basta a costruire nulla.

Per questo la prima domanda che faccio non riguarda mai gli strumenti finanziari, ma il perché.

Perché vuoi investire? E soprattutto, perché quello che hai messo da parte fino ad oggi non lo hai ancora speso?



Sono domande che spesso mettono un po’ in crisi chi ho di fronte, perché lo costringono a ragionare su
motivazioni che ha sempre avuto in testa ma che non ha mai messo nero su bianco.

E’ fondamentale sapere che un vero piano finanziario nasce solo quando trovi una risposta a domande come queste:

  • Cosa voglio davvero, oggi e in futuro?
  • Cosa mi serve adesso e di cosa potrei aver bisogno tra qualche anno?
  • Dove voglio arrivare io, e dove potrebbero arrivare i miei figli?
    Non sono domande da farsi una volta sola e poi archiviare. Sono il punto di partenza di ogni piano
    finanziario personale, perché senza

Come si costruisce un piano finanziario personale: la pianificazione per obiettivi

Una volta chiarito il perché, il passo successivo è mettere ordine tra le risorse e definire i propri obiettivi.

Spiego sempre ai miei clienti di organizzare le informazioni partendo da un principio semplice: prima le cose
indispensabili, poi il resto.


Il primo elemento da mettere a fuoco è un fondo di emergenza, su cui torno più avanti perché merita un discorso a parte, subito dopo vengono le esigenze che arriveranno nei prossimi sei mesi, un anno, due anni al massimo, e infine tutto ciò che riguarda un orizzonte più lontano.

Ma cosa significa avere un obiettivo, in pratica? Faccio sempre qualche esempio concreto ai miei clienti:

  • Far studiare i figli, quando sono ancora piccoli: è un obiettivo di lungo termine
  • Ristrutturare la casa tra due o tre anni: è un obiettivo tra il breve e il medio termine
  • Costruire un’integrazione alla pensione: è quasi sempre un obiettivo di lungo termine

Questa distinzione non è un esercizio teorico, perchè quando arriverai a scegliere gli strumenti finanziari più
adatti, l’orizzonte temporale di ogni obiettivo farà una differenza enorme, e ne parlo nel dettaglio più
avanti in questo articolo.

Il consiglio che do sempre è di dare a ogni obiettivo un nome, un valore e un tempo preciso. Non basta dire
“voglio mettere via dei soldi”: serve scrivere, per esempio, “voglio avere 15.000 euro tra tre anni per
ristrutturare il bagno”
.

Per aiutare i miei clienti a fare questo passaggio uso un documento che rappresenta il loro budget finanziario prospettico, dove inserisco entrate, uscite e il valore di ogni obiettivo nel tempo, tenendo conto anche dell’inflazione e della conseguente perdita di valore del denaro.

Questo passaggio, per me, è fondamentale, perchè se con le risorse a disposizione un obiettivo non è realizzabile
così come è stato pensato, meglio saperlo subito e ragionare insieme su come gestirlo in modo diverso,
piuttosto che scoprirlo quando ormai è troppo tardi.

Ed è capitato più di una volta che i miei clienti si siano dovuti ricredere su quello che pensavano di poter fare, proprio grazie a questo controllo preventivo.

Un’ultima cosa che ho imparato con l’esperienza, è che ogni persona ha i suoi tempi.

E’ utile sapere infatti che c’è chi arriva già con le idee chiarissime e chi invece impiega anche mesi solo per mettere a fuoco cosa vuole davvero.

Non c’è una tempistica giusta o sbagliata, ma un percorso personale, e va rispettato come tale.

Il primo passo: proteggersi con le giuste tutele assicurative

Quando costruisco un piano finanziario con un cliente, non parto dagli investimenti, bensì parto dai rischi.

Molto spesso ci concentriamo su come far rendere i nostri soldi, ma non ci chiediamo se abbiamo davvero
le spalle coperte.

Per questo il primo passo che propongo è sempre lo stesso: guardare quali rischi gravano
concretamente sulla persona o sulla famiglia
che ho davanti, e solo dopo capire se e quali tutele hanno
senso.

Un esempio che faccio spesso ai miei clienti è il seguente: una famiglia giovane, entrambi i genitori dipendenti, un bambino piccolo, un mutuo da pagare.

Se il percettore di reddito principale, o anche solo uno dei due, se i redditi sono simili, si trovasse improvvisamente senza entrate, la situazione della famiglia ovviamente cambierebbe radicalmente.

Non tutti i rischi vanno trattati allo stesso modo:

  • I rischi importanti, ovvero quelli che se avverati possono davvero cambiarti la vita, consiglio sempre di
    coprirli con tutele adeguate.
  • I rischi minori si possono coprire ma non è indispensabile, non sono la priorità.

Solo dopo aver messo in sicurezza questa parte, passo all’analisi della situazione previdenziale, per capire se serve un’integrazione alla pensione tramite la previdenza complementare, quanto e in che modo. Infine arrivo alla vera e propria analisi e gestione degli obiettivi.

C’è anche un altro aspetto pratico da ricordare: tantissime persone tengono somme molto alte sul conto
corrente, spesso più di quanto servirebbe.

Analizzare i rischi personali serve anche a questo: a volte permette di sbloccare parte di quella liquidità e destinarla in modo più utile, magari proprio a una copertura assicurativa sui rischi più importanti.

Illustrazione di una famiglia protetta da un ombrello, simbolo delle tutele assicurative in un piano finanziario

Obiettivi finanziari, orizzonte temporale e tolleranza al rischio:

Una volta definiti gli obiettivi, arriva il momento di creare il portafoglio e di scegliere gli strumenti giusti, e qui entra in gioco un altro elemento fondamentale: il rischio.

La regola di base è semplice: più un obiettivo è lontano nel tempo, più ci si può permettere di correre il
rischio.

Ma “potersi permettere” non significa “doverlo fare per forza”. Bisogna sempre trovare un
equilibrio tra quello che sarebbe oggettivamente utile fare e la tolleranza al rischio personale di ciascuno.

Gran parte del mio lavoro, in questo senso, è fatto di formazione e dialogo, perchè più spiego alle persone come
funzionano davvero le cose, più capiscono che certi comportamenti sono legati a idee del passato, a
preconcetti che portano spesso ad una eccessiva prudenza.

Con pazienza e nel rispetto dei tempi di ognuno, in genere arrivano a fare scelte adatte al loro orizzonte temporale.

Succede anche il contrario:

  • Quando i mercati vanno bene, cresce la tentazione di rischiare più del dovuto
  • In quei momenti il mio compito è frenare gli entusiasmi, non alimentarli se incongruenti con il piano
    che si è definito

C’è poi un ultimo principio che ripeto spesso ai miei clienti: la diversificazione. Cercare “l’ago nel pagliaio”,
cioè il singolo titolo o fondo vincente, è complicato e rischioso
.

Come diceva John C. Bogle fondatore di Vanguard (una delle società di gestione patrimoniale più grandi al mondo) è molto meglio comprarsi il pagliaio intero, diversificando il più possibile invece di puntare tutto su poche scelte.

Il fondo di emergenza: la base di ogni piano finanziario

Tra tutti gli elementi di un piano finanziario, il fondo di emergenza è quello da cui parto sempre per primo.

È una piccola scorta di liquidità, tenuta da parte per qualsiasi imprevisto, come lo può essere un guasto in casa, una spesa medica improvvisa, un periodo senza entrate.

Sapere di avere questa scorta cambia tutto, perchè ti permette di affrontare un imprevisto senza dover intaccare
gli investimenti pensati per obiettivi più a lungo termine, magari proprio nel momento sbagliato dei
mercati.

Nel portafoglio che costruisco per i miei clienti, il fondo di emergenza fa parte della quota “di breve
termine”
, insieme a tutte le risorse pensate per obiettivi molto vicini nel tempo.

Questa parte è fatta di strumenti prudenti, pensati apposta per oscillare il meno possibile.

Ed è proprio questa struttura, divisa per orizzonte temporale, a dare la tranquillità di cui parlavo prima.
Vedere che la parte “sicura” del patrimonio resta stabile, qualunque cosa accada sui mercati, aiuta
moltissimo a mantenere la calma nelle scelte di investimento.

Un esempio pratico: come si dividono le risorse per obiettivo

Per capire meglio come funziona tutto questo nella pratica, ti faccio un esempio.
Immagina una famiglia con un patrimonio da gestire e tre obiettivi diversi: un fondo di emergenza sempre
disponibile, la ristrutturazione della casa tra due anni, e l’integrazione della pensione tra vent’anni.

Il modo in cui imposto un piano come questo non prevede un unico “calderone” di soldi tutti uguali.
Divido le risorse in sub-portafogli, ciascuno legato al proprio obiettivo e al proprio orizzonte temporale.

  1. Le quote per il fondo di emergenza e per la ristrutturazione restano su strumenti prudenti, che oscillano poco, ma in due sub portafogli divisi, uno per il fondo emergenza e uno per le esigenze di breve termine.
  2. La quota per la pensione, avendo vent’anni davanti, può permettersi strumenti più dinamici, capaci di crescere di più nel tempo, sarà allocata nel sub portafoglio di lungo termine.

Questa suddivisione ha un effetto molto concreto sulla vita di tutti i giorni, perchè il cliente vede muoversi
maggiormente la parte a lungo termine, magari con qualche oscillazione in più nei periodi di turbolenza dei
mercati. Ma vede anche, che la parte più vicina nel tempo resta stabile, e questo dà una tranquillità
enorme.

C’è anche un altro effetto che noto spesso: quando le persone raggiungono l’obiettivo per cui avevano
accumulato quelle risorse, provano una vera soddisfazione.

Sentono di avere il controllo del proprio denaro, invece di subirlo. Non è un caso che una recente indagine internazionale del Financial Planning Standard Board abbia rilevato che chi beneficia di una pianificazione finanziaria strutturata riporta anche un maggiore senso di benessere e serenità.

Legare gli obiettivi a cose concrete, invece che accumulare denaro senza uno scopo preciso, è
probabilmente il modo più semplice per ottenere questo risultato.

Ogni quanto va rivisto il piano finanziario

Un piano finanziario non è un documento che si scrive una volta e si archivia.
È qualcosa che accompagna la persona, o la famiglia, nel tempo, e come tale va rivisto con una certa
regolarità.

La mia regola, con tutti i clienti, è fare almeno una revisione strutturata una volta all’anno. È il controllo
minimo che mi permetto di fare, indipendentemente da tutto il resto.

Ma questo non significa che ci si senta solo una volta l’anno. Nel corso dei dodici mesi restiamo in contatto,
ci confrontiamo, parliamo di quello che succede.

E ci sono alcune situazioni in cui la revisione va anticipata subito, senza aspettare la scadenza annuale:

  • Un cambio di lavoro o di reddito, in positivo o in negativo
  • La nascita di un figlio
  • L’acquisto o la vendita di una casa
  • Un’eredità o un’entrata straordinaria
  • Qualsiasi altro evento che cambi in modo concreto la situazione patrimoniale

Il motivo è semplice: se so subito cosa è cambiato nella tua vita, posso consigliarti meglio su come gestire il
tuo patrimonio.

Aspettare la revisione annuale, in questi casi, significa perdere tempo prezioso.

In sintesi, il piano finanziario è un percorso in continua evoluzione, non un punto di arrivo. La revisione
periodica è quello che permette di tenerlo sempre allineato a chi sei e a dove vuoi arrivare.

Perché farsi affiancare da un consulente finanziario indipendente

Tutto quello che ti ho raccontato in questo articolo, obiettivi, rischio, tutele, previdenza, revisione
periodica, è il metodo che uso ogni giorno con i miei clienti.

Puoi provare a farlo da solo, ed è giusto provarci. Ma un consulente finanziario indipendente ti aiuta a
vedere collegamenti che da solo è difficile notare
, e soprattutto ti aiuta a restare fedele al piano anche
quando le emozioni spingerebbero a fare scelte diverse.

Io lavoro in modalità fee-only, il che significa che sono remunerata solo dai clienti, non vendo prodotti
finanziari e non ho alcun accordo con banche o reti.

Questo mi permette di darti consigli davvero indipendenti, senza conflitti di interesse.

Con me, inoltre hai 3 Vantaggi:

  1. Il tuo patrimonio resta sempre presso la tua banca, sei tu a gestirlo. Io non vi metto mano.
  2. Mantieni piena libertà di scelta e pieno controllo sulle tue decisioni
  3. Il mio unico obiettivo è aiutarti a fare chiarezza e a proteggere il tuo futuro, non venderti qualcosa

Se dopo aver letto questo articolo vuoi iniziare a costruire il tuo piano finanziario, o semplicemente vuoi
capire da dove partire, scrivimi a info@lindaleodari.it o chiamami al 0445 538 517.

Ne parliamo insieme,e senza impegno.

FAQ

Cos’è un piano finanziario?

È un percorso che parte dai tuoi obiettivi di vita, non dagli strumenti finanziari. Serve a mettere ordine tra
le risorse che hai, capire quali rischi vanno protetti, quanto ti serve per la pensione e come costruire, passo
dopo passo, ciò che vuoi ottenere nel tempo.

A cosa serve il piano finanziario?

Serve a collegare il denaro a uno scopo concreto come: un fondo di emergenza, l’istruzione dei figli, la pensione, la casa. Senza un piano si rischia di accumulare risparmi senza una direzione precisa, oppure di prendere decisioni di investimento non adatte al proprio orizzonte temporale e alla propria tolleranza al rischio.

Quante sono le fasi della pianificazione finanziaria?

Nel mio metodo di lavoro sono cinque: la mappatura della situazione patrimoniale, l’analisi delle criticità
previdenziali, assicurative e bancarie, la definizione degli obiettivi, la costruzione di una strategia
personalizzata
e il monitoraggio nel tempo, con una revisione almeno annuale.

Quali sono gli elementi chiave per la pianificazione finanziaria?

I più importanti sono: un fondo di emergenza sempre disponibile, obiettivi definiti con nome, valore e
tempo, un’adeguata protezione assicurativa dai rischi principali, una strategia di investimento coerente con
l’orizzonte temporale e la tolleranza al rischio, e una revisione periodica del piano.

Ti serve una consulenza?

Contattami e chiedi informazioni, sarò lieta di rispondere ai tuoi quesiti finanziari.