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Conosci davvero il rischio del tuo portafoglio?

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Il valore a rischio (VaR): perché è importante conoscere prima i rischi, non i rendimenti

Quando si parla di investimenti, spesso la prima domanda che ci si pone è: “Quanto posso guadagnare?”
Ma secondo me, la domanda giusta è un’altra: “Quanto potrei perdere?”

È su questa base che costruisco ogni portafoglio per i miei clienti: prima di parlare di rendimenti attesi, è fondamentale capire e accettare i rischi che ogni scelta comporta.
Uno strumento molto utile per rendere tutto questo concreto è il VaR, cioè l’indicatore del Valore a Rischio del tuo portafoglio

Cos’è il VaR, il Valore a Rischio

Per definizione, il VaR (Value at Risk) è un indicatore che stima il calo massimo che un portafoglio potrebbe subire in un determinato periodo di tempo, con una certa probabilità.
Nella costruzione del  portafoglio dei miei clienti  calcolo il VaR a un anno con un livello di confidenza (di probabilità) del 99%.
Cosa significa in parole semplici?
Che esiste una probabilità del 99% che, nei prossimi 12 mesi, il portafoglio non perda più di una certa cifra.
Ma attenzione: non è il peggior scenario possibile, perché esiste sempre quel 1% di possibilità che le cose vadano anche peggio. Non ho la sfera di cristallo — e nessuno ce l’ha — ma il VaR ci aiuta a quantificare in un preciso momento i rischi in modo concreto e misurabile.

Come viene calcolato il VaR

Il valore a rischio viene calcolato analizzando l’andamento storico degli strumenti finanziari che compongono il portafoglio. In particolare:

  • Si prende in esame la media dei rendimenti giornalieri degli ultimi 5 anni per ciascuno strumento.
  • Si considera un orizzonte temporale di 252 giorni di mercato, cioè un anno lavorativo.
  • Si tiene conto della combinazione di strumenti all’interno del portafoglio, cioè come si muovono tra loro.

Questo ultimo punto è fondamentale: se i diversi strumenti sono decorrelati, cioè non si muovono tutti nella stessa direzione nello stesso momento, il rischio complessivo del portafoglio diminuisce rispetto alla somma dei rischi dei singoli strumenti.
Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale: la diversificazione.

Diversificare per ridurre il rischio del portafoglio

Diversificare non significa semplicemente “avere tanti strumenti in portafoglio”.
Significa scegliere strumenti che si comportano in modo diverso tra loro: per esempio, investire in mercati, settori o aree geografiche che non reagiscono nello stesso modo agli stessi eventi.
Questa scelta aiuta a stabilizzare il rendimento complessivo del portafoglio nel tempo, perché quando alcuni strumenti calano, altri potrebbero salire o rimanere stabili.

La diversificazione intelligente è una delle leve principali che utilizzo per costruire portafogli equilibrati e sostenibili. Ma anche con la migliore diversificazione possibile, il rischio non scompare: semplicemente, viene gestito meglio.

Costruire un portafoglio su misura: obiettivi, orizzonte, rischio

Ogni portafoglio che costruisco nasce intorno alla persona che ho davanti:

  • ai suoi obiettivi
  • al suo orizzonte temporale (cioè, quanto tempo può tenere investiti i soldi)
  • alla sua propensione al rischio
  • alla sua situazione finanziaria

Per questo, prima di parlare di prodotti o di rendimenti attesi, mi assicuro che il cliente capisca bene che senza rischio non esiste rendimento, e che sia consapevole del livello di rischio che sta accettando.

Perché parto sempre dal rischio, e non dal rendimento

Quando presento una proposta di portafoglio, mostro subito il suo VaR. Capita talvolta che questo dato spaventi.
Spesso le persone si aspettano di sentir parlare di “quanto possono guadagnare”.
Ma io preferisco preparare il cliente al peggio, in modo che sappia esattamente cosa può succedere.
Per me, la consapevolezza viene prima di tutto: investire non è mai una scommessa, ma un percorso condiviso.

Riserva di sicurezza e approccio graduale

Un altro elemento fondamentale nella strategia che propongo è il mantenimento di una una riserva monetaria, investita in strumenti a basso rischio.
Questa riserva serve per approfittare di eventuali cali di mercato: quando i prezzi scendono, si può acquistare a condizioni più vantaggiose, senza dover vendere ciò che già si possiede.

In questo modo il cliente sa che il portafoglio non è solo “esposto al mercato”, ma è costruito per affrontare anche le fasi negative in modo ragionato.

Condividere il rischio del portafoglio per gestirlo meglio

Il VaR non è quindi solo un numero: è uno strumento di dialogo e trasparenza.
Serve a capire insieme quanto è tollerabile un certo rischio, e se è in linea con le aspettative, gli obiettivi e la realtà del cliente.
Solo se il cliente comprende e condivide il rischio, il portafoglio è davvero “su misura”.

Per concludere

Il valore a rischio non è qualcosa da temere, ma da conoscere.
Non è una previsione infallibile, ma una mappa di quello che potrebbe succedere, basata su dati passati, ma reali.
E conoscere i rischi non toglie serenità, anzi: la rafforza.
Perché, quando sai cosa aspettarti, non ti fai sorprendere — e sei pronto ad affrontare i mercati con più lucidità, fiducia e autonomia.

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