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ETF tematici: puntare sul futuro… dominando facili entusiasmi 

Etf tematici

Hai presente quando apri un social network, leggi un giornale finanziario o ascolti un podcast e tutti sembrano ossessionati dagli ETF tematici sul futuro dell’Intelligenza artificiale, sui viaggi spaziali, sull’idrogeno verde, sul metaverso, ecc…? Benvenuto nel mondo degli ETF tematici, strumenti finanziari che promettono di trasformare le grandi tendenze globali in opportunità di investimento. Ma cosa sono esattamente? E soprattutto, in cosa differiscono dai più noti ETF classici che probabilmente già conosci?  

Ti riporto di seguito un sintetico confronto delle principali caratteristiche e differenze, per poi arrivare ad alcune riflessioni in merito.

ETF classici vs. ETF tematici: Le Differenze Chiave 

1. Obiettivo dell’investimento

ETF classici (es. S&P 500, MSCI World a titolo di esempio): replicano un indice ampio e diversificato, come l’economia di un Paese o un settore consolidato (es. tecnologia, energia). L’obiettivo è “avere un pezzo di tutto”, riducendo il rischio.  

Un esempio è un ETF sull’S&P 500, che include le 500 maggiori aziende USA, da Apple a Walmart.  

ETF tematici: puntano su trend specifici o nicchie emergenti, spesso trasversali a più settori. L’obiettivo è “cavalcare la prossima rivoluzione”.  

L’esempio oggi più rappresentativo può essere un ETF sull’intelligenza artificiale che include aziende sviluppatrici di chip, software AI e robotica, anche se operano in settori diversi.  

2. Diversificazione:

ETF classici:  contengono centinaia (a volte migliaia) di aziende. Se una fallisce, l’impatto sul portafoglio è minimo.  

ETF tematici:  concentrano mediamente il loro investimento in 20-50 aziende, con le prime 10 che possono pesare per il 40-60% del fondo. Se una di queste dovesse andare male, l’ETF tematico ne subirebbe le conseguenze più pesantemente.  

 A puro titolo di esempio: L’ETF Global X Robotics & AI (BOTZ) ha oggi solo 46 aziende, con NVIDIA e Intuitive Surgical che da sole valgono oggi oltre il 20%.  

3. Rischi e costi:

ETF classici:  

  • Bassi costi (spese annue spesso sotto lo 0,20%).  
  • Rischio moderato da un’ampia diversificazione che ammortizza i crolli.  

ETF tematici:  

  • Costi più alti degli ETF classici (spese annue fino all’0,75%), ma in genere minori rispetto ai fondi comuni a gestione attiva.  
  • Rischio hype: Molti replicano settori “di moda” con valutazioni che possono arrivare a livelli talvolta esagerati.  
  • Rischio composizione: Possono includere aziende solo marginalmente legate al tema (per rispettare una diversificazione minima imposta dalle regole UCITS europee).

Perché gli strumenti tematici sono così promossi?

Sostanzialmente perché sono prodotti facili da vendere: Temi come l’AI, la robotica o i viaggi nello spazio catturano l’immaginario collettivo e affascinano. Spesso poi sono spinti da un marketing aggressivo, in cui gli emittenti li presentano come “il futuro dell’investimento”, in molti casi omettendo i rischi.  

Nelle fasi di euforia poi possono raggiungere performance esplosive (a volte…), crescendo più dei mercati generali (ci ricordiamo dell’ETF sul clean energy nel 2020?), attirando l’attenzione di molti investitori.

Cosa dovresti valutare prima di investirvi?

Ti consiglio prima di investire in un tema che ritieni vincente di porti alcuni interrogativi in merito e approfondire la conoscenza dello strumento che hai scelto per investirvi.

Identificato l’ambito che più ti interessa, fai alcune ricerche in merito per valutare quali sono i suoi punti deboli e di forza e se allo stato delle conoscenze attuali esso sia un settore con concrete possibilità di dare dei ritorni o se sia oggi semplicemente ancora prematuro per entrarvi.

Sappiamo che quando investiamo in megatrend del futuro non possiamo aspettarci dei ritorni nell’arco di poco tempo (salvo che non vi si entri in una fase speculativa spinta da facili entusiasmi del mercato, ma in questo caso sappiamo che si tratterebbe solo di sfruttare il breve periodo di crescita esplosiva per poi uscire in fretta dallo strumento prima che crolli).

Se la tua intenzione è di approcciare uno o più di questi trend nel lungo periodo, è importante cercare di capire in quale fase di sviluppo si trovi il settore e quali possibilità possa avere per fiorire concretamente.
Come si suol dire…Non tutte le ciambelle escono col buco…

Chiediti quindi “Cosa c’è dentro”?  

Considera che gli ETF tematici dovrebbero raggruppare aziende legate a un tema (es. nucleare, robotica, viaggi spaziali, ecc…), ma le regole europee (UCITS) li costringono a un gioco di compromessi. Per diversificare – ovvero, non mettere tutte le uova in un paniere – potrebbero dover includere anche società che con il tema rappresentato c’entrano molto poco.  

Controlla quindi qual è l’attività principale almeno delle prime 10 aziende dell’ETF. È importante che esse siano effettivamente operanti nel settore rappresentato dall’ETF.

Giusto per fare un esempio, è accaduto di trovare società petrolifere in un ETF sull’idrogeno verde. Finché si tratta di una sola realtà che, in un panel di 40-50 aziende, opera marginalmente nell’ambito, potremmo anche accettarlo, ma se nell’ETF ve ne fossero diverse, diciamo che lo strumento potrebbe non essere propriamente rappresentativo del settore in cui hai scelto di investire.  

Quesito cruciale da porti: il settore è già una bolla?

Un punto da non sottovalutare sono le quotazioni a cui compri lo strumento. Come già detto, se si sta vivendo una fase di euforia dei mercati o per un tema specifico (come siamo oggi), c’è il forte rischio che le sue valutazioni siano fuori controllo e molto lontane dal suo potenziale futuro valore.

Indubbiamente, come già detto,  devi tenere conto che tematiche di lungo termine e megatrend in genere presentano delle quotazioni più elevate rispetto ad ambiti con business solidi e avviati da tempo.

Le quotazioni di un’azienda  generalmente incorporano le aspettative sulla sua crescita e potenzialità di rendimento futuri.  Ambiti con prospettive di crescita elevate in tempi lunghi presentano quindi quotazioni più elevate rispetto ad altri.
Non è facile però capire quando ci si trovi in una bolla speculativa.

Prendiamo ad esempio la rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale. Le quotazioni di molte aziende dei settori coinvolti (direttamente e non) hanno visto fino ad oggi forti incrementi di valore, proprio in scia all’entusiasmo legato al tema e in diversi casi anche senza concrete motivazioni.

Approcciare il settore prescelto in una fase come quella che stiamo attraversando è concreto il rischio di acquistare a prezzi molto elevati, che potrebbero poi vedersi fortemente ridimensionati in seguito. Vi sono dei parametri che si possono osservare per fare delle valutazioni, ma non sempre sono sufficienti. Abitualmente si cerca il rapporto prezzo/utili (P/E) dell’ETF, ovvero il rapporto tra il suo prezzo attuale e gli utili delle aziende sottostanti. Se è molto più alto della media di mercato (es. 50 vs. 20), potrebbe essere indicatore di un prezzo troppo alto per le aspettative future.

Va tenuto conto comunque che, nel caso di settori con grandi aspettative di crescita lontane nel tempo, tuttavia, questa valutazione non è del tutto adeguata. È normale infatti, come già detto, che questi settori presentino quotazioni più elevate della media di mercato.

La vera difficoltà è capire se esse siano comunque adeguate o solo frutto di speculazione temporanea.

Il mio consiglio è nuovamente di documentarti. Verifica quali siano le aziende che compongono lo strumento che hai scelto (quanto meno quelle che in esso hanno i maggiori pesi percentuali) e raccogli informazioni in merito al loro business, al loro stato economico e finanziario. Non sottovalutare realtà che oggi sono in perdita. Informati se possano avere progetti innovativi e rivoluzionari in grado di mutare in positivo le loro sorti.

Se ritieni che siano aziende promettenti, ma in una fase di sopravvalutazione euforica, entra nello strumento solo con una piccola cifra, giusto per tenerlo d’occhio, proponendoti di integrarlo qualora arrivasse una fase di elevata volatilità nei mercati, in cui con probabilità l’ETF potrebbe subire un calo di valore anche elevato.

Il rischio di entrare nel settore a quotazioni troppo elevate è di vedere poi per lunghissimo tempo l’investimento in perdita.

In quali percentuali dovrebbero essere in portafoglio?

Gli ETF tematici sono strumenti specializzati che richiedono cautela per i diversi motivi che ti ho elencato. Il mio consiglio è mantenerli in una quota massima del 10-15% del tuo portafoglio di lungo termine, che dovrebbe essere comunque adeguatamente diversificato geograficamente che settorialmente, sia nel comparto azionario che obbligazionario. Ricorda poi che essi sono dedicati a trend strutturali di lungo periodo e hanno bisogno di tempo per poter maturare.

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