BLOG

OBBLIGAZIONI: chiavi per una diversificazione consapevole del rischio

obbligazioni

Quando pensiamo al rischio nei mercati finanziari, la mente spesso va subito al comparto azionario. Si tende a considerare le obbligazioni come la parte più sicura del portafoglio, immaginandola come un blocco con un unico livello di rischio. Tuttavia, nel mondo delle obbligazioni coesistono diverse categorie, con livelli di rischio e rendimento molto differenti tra loro.
Conoscere quali sono le principali categorie di obbligazioni e quali siano i rischi e le potenzialità di rendimento di ciascuna è molto importante se si desidera comporre un portafoglio ben diversificato.

La diversificazione nei propri investimenti è una regola chiave. Metterla in pratica non significa detenere un numero elevato di  strumenti finanziari, ma scegliere strumenti rappresentanti aree geografiche e settoriali diverse, durate diverse, valute diverse, tipologia di tassi di interesse differenti…in sostanza strumenti che nel tempo tendano a muoversi in modo poco correlato tra loro, ovvero in modo quanto più diverso uno dall’altro, sia nel comparto azionario che obbligazionario.
Anche se questo approccio può sembrare un freno alle potenzialità del portafoglio, in realtà contribuisce a conferirgli maggiore stabilità e a renderlo più resiliente alle inevitabili oscillazioni dei mercati finanziari.

Ecco, quindi, che comprendere quanti e quali tipi di obbligazioni vi siano, come essi si rapportino tra loro e con il comparto azionario e delle commodities diventa fondamentale.

Cosa sono le obbligazioni?

Prima di analizzare i principali rischi connessi alle obbligazioni, ricordo brevemente cosa esse siano. Un’obbligazione altro non è che un titolo rappresentativo di un prestito concesso a un’azienda o a uno Stato, che presuppone il rimborso alla scadenza di quanto prestato e il pagamento di un interesse dal momento dell’acquisto fino a tale scadenza (tramite cedole periodiche o in unica soluzione al rimborso. Questo interesse può essere predeterminato (tasso fisso) o parametrato a un indice (ad esempio l’Euribor a 6 mesi, o all’inflazione). Vi sono anche obbligazioni create con strutture più complesse.
In questa sede ci concentriamo solo su quelle più semplici, comunemente definite “plain vanilla”.

Un esempio di obbligazioni a tasso variabile sono i titoli indicizzati all’inflazione, come i BTP Italia, indicizzati all’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai ed impiegati (FOI), escludendo i tabacchi. In essi vi è un meccanismo che tiene conto di un coefficiente di indicizzazione (CI) calcolato mensilmente dall’Istat sulla base dei valori dell’indice FOI tabacchi esclusi e utilizzato per rivalutare sia le cedole che il capitale ogni sei mesi.

 Vi sono diverse tipologie di titoli indicizzati all’inflazione, con modalità di funzionamento differente a seconda dell’emittente, che quasi sempre è una nazione.
In questo scritto  non è mia intenzione entrare in approfondimenti particolarmente tecnici; li affronterò in futuro.

Correlazione con l’azionario, un esempio

Un esempio di obbligazioni molto correlate con l’azionario sono le obbligazioni High Yield, ovvero le obbligazioni emesse da società o nazioni fragili, che per attrarre capitali devono offrire rendimenti più elevati rispetto alle aziende e agli stati in buona salute economico finanziaria.
Generalmente questa tipologia risente delle oscillazioni negative dei mercati in modo molto simile all’azionario e per questo motivo sono con esso molto correlate.

Ma cosa significa correlazione in questo contesto? Significa che, quando il mercato azionario cala, anche il valore di queste obbligazioni tende a seguire la stessa direzione.
Investire in questa tipologia di titoli quindi, da un certo punto di vista, contribuisce ad incrementare l’esposizione ai rischi azionari.

Quali sono dunque i principali rischi a cui le obbligazioni possono essere esposte?

Rischio di credito: Indica la probabilità che l’emittente dell’obbligazione non sia in grado di ripagare il capitale o gli interessi dovuti. Quale rappresentazione della affidabilità dell’emittente vi sono i rating creditizi, assegnati da agenzie di rating come Moody’s, S&P e Fitch. Essi sono valutazioni della capacità dell’emittente di ripagare il proprio debito. Un rating più elevato (ad esempio, AAA) indica una bassa probabilità di fallimento, mentre un rating più basso (ad esempio, BB o inferiore) indica un maggiore rischio di default. Più è alto questo rischio, maggiore è la possibilità di perdita per l’investitore e quindi maggiore è il premio in termini di rendimento che questi titoli devono offrire per compensarlo adeguatamente.

Obbligazioni senior e subordinate:

Le obbligazioni possono inoltre essere emesse con priorità di rimborso differenti.
Ecco quindi che troviamo sul mercato:

  1. Obbligazioni senior: Le obbligazioni senior hanno una priorità più alta in caso di liquidazione dell’emittente. Questo significa che, in caso di fallimento o insolvenza dell’emittente, gli obbligazionisti senior vengono rimborsati prima degli altri creditori non privilegiati, inclusi gli obbligazionisti subordinati. Di conseguenza, le obbligazioni senior sono considerate meno rischiose rispetto alle obbligazioni subordinate (dette anche junior).
  2. Obbligazioni subordinate (junior): Le obbligazioni subordinate, come suggerisce il nome, hanno una priorità di rimborso inferiore rispetto alle obbligazioni senior. In caso di default dell’emittente, gli obbligazionisti subordinati vengono rimborsati solo dopo che sono stati soddisfatti i creditori privilegiati (esempio il fisco e i dipendenti) e quelli senior. Questo rende le obbligazioni subordinate più rischiose rispetto alle senior. All’interno delle subordinate, ci sono poi ulteriori suddivisioni con livelli di rischio crescenti.

Tipi di Obbligazioni Subordinate

  • Tier 2 Capital: Queste obbligazioni hanno una scadenza (di solito a lungo termine) e possono essere utilizzate per assorbire perdite in caso di difficoltà finanziarie, ma con un livello di subordinazione inferiore rispetto alle AT1. Le cedole di queste obbligazioni possono essere sospese solo in casi di estrema necessità e con specifiche condizioni.
  • Additional Tier 1 (AT1) Capital: Queste obbligazioni sono senza scadenza (perpetue) e possono essere convertite in azioni o avere il loro valore azzerato in caso di difficoltà finanziarie della banca. Il pagamento delle cedole può essere sospeso a discrezione dell’emittente. Normalmente vengono rimborsate alla prima data di possibilità (queste emissioni prevedono sempre tale facoltà per l’emittente) perché non rimborsarle, visti i loro alti rendimenti, significherebbe rendere esplicita la difficoltà finanziaria della società. Quindi teoricamente sono perpetue ma nella pratica hanno una durata relativamente breve

Rischio valutario: Si verifica quando un’obbligazione è emessa in una valuta diversa da quella dell’investitore. Le fluttuazioni del tasso di cambio possono influire sul valore dell’investimento anche in modo molto significativo. In questo periodo, ad esempio, i rendimenti dei titoli di Stato americani (o anche quelli inglesi) sono decisamente più elevati di quelli europei, ma non si può dire che siano in assoluto più convenienti, dipenderà da come si muoverà il rapporto di cambio tra le valute

Rischio tassi di interesse e durata: Questi due rischi sono strettamente collegati. Il rischio tassi di interesse si riferisce all’impatto che le variazioni dei tassi di interesse di mercato hanno sul valore delle obbligazioni a tasso fisso. Quando i tassi di interesse aumentano, il prezzo delle obbligazioni esistenti a tasso fisso tende a diminuire perché nuove obbligazioni vengono emesse con rendimenti più elevati, rendendo meno appetibili quelle vecchie. Più lunga è la durata dell’obbligazione, maggiore è la sua sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse. Questo è il rischio durata. Le obbligazioni a lunga durata (cioè, con molti anni alla scadenza) sono più esposte a questo rischio perché le variazioni dei tassi di interesse avranno un impatto maggiore sul loro valore complessivo. Le obbligazioni a breve durata, invece, sono meno sensibili a queste variazioni. Sembrerà strano, ma anche i titoli a tasso variabili subiscono (anche se in maniera molto inferiore rispetto a quelli a rendimento fisso) questi due rischi!

Rischio di liquidità: Il rischio che l’investitore non riesca a vendere l’obbligazione facilmente senza incorrere in una perdita significativa, a causa della mancanza di acquirenti interessati. Questo rischio di solito si verifica quando l’emissione obbligazionaria è di piccole dimensioni o l’emittente è poco conosciuto.

Rischio di tasso di interesse reale: Il rischio che il rendimento reale dell’obbligazione (se a tasso fisso), dopo l’aggiustamento per l’inflazione, sia inferiore al previsto o addirittura negativo.

Rischio di reinvestimento: si riferisce alla possibilità che i proventi di un investimento, come le cedole periodiche di un’obbligazione o il capitale rimborsato alla scadenza, non possano essere reinvestiti a un tasso di interesse uguale o superiore a quello dell’investimento originale. Questo rischio è particolarmente rilevante per le obbligazioni e altre forme di debito a reddito fisso.

Le principali tipologie di obbligazioni

Dopo aver accennato ai rischi più frequenti in cui possono incorrere le diverse tipologie di obbligazioni vi riporto un elenco delle classiche tipologie di obbligazioni che si possono trovare sui mercati, con indicata per ognuna i gradi di rischio e di correlazione con il comparto azionario. Ho riassunto queste informazioni in forma tabellare così da renderle di più immediata fruizione.


Contattami per una call conoscitiva: il primo colloquio è sempre gratuito. Ti spiegherò come lavoro, quali sono i vantaggi che la mia consulenza ti può offrire e ti darò già un preventivo di costo. Scrivimi a info@lindaleodari.it.

Seguimi anche su FacebookLinkedIn Instagram per rimanere sempre aggiornato sui miei approfondimenti!

Ti serve una consulenza?

Contattami e chiedi informazioni, sarò lieta di rispondere ai tuoi quesiti finanziari.