Se hai investito i tuoi risparmi, ogni anno dovresti ricevere un documento chiamato rendiconto MiFID dei costi e oneri: ti dice quanto hai pagato davvero per i tuoi investimenti. Vediamo insieme cos’è, come si legge e perché conviene leggerlo con attenzione.
Ma chi è a scrivere questo articolo?
Sono Linda Leodari, consulente finanziario indipendente (fee-only) con sede a Malo in provincia Vicenza.
Devi sapere che il mio lavoro è aiutare le persone a leggere con chiarezza i documenti che ricevono dalla propria banca come questa tipologia di rendiconto, per capire davvero quanto stanno pagando e prendere decisioni più consapevoli sui propri investimenti, senza conflitti di interesse.
Cos’è il rendiconto MiFID e cosa contiene
Il rendiconto MiFID è un documento che banche, SIM e consulenti finanziari sono obbligati a inviarti almeno una volta all’anno.
Tale documento riassume tutti i costi e gli oneri effettivamente sostenuti per i tuoi investimenti in strumenti finanziari azioni, obbligazioni, fondi, polizze, derivati nell’anno appena trascorso.
Per questo viene chiamato anche informativa sui costi ex post: “ex post” perché, a differenza delle stime che ricevi prima di investire, qui trovi i costi realmente sostenuti.
L’obbligo nasce dalla direttiva europea MiFID 2, entrata in vigore per aumentare la trasparenza tra intermediari e risparmiatori.
E’ utile sapere che, le banche fornivano solo stime generiche prima dell’investimento (informativa ex ante), oggi, grazie al rendiconto dei costi, puoi verificare a consuntivo se quanto hai pagato è in linea con quanto ti era stato promesso.
Nel documento trovi sempre:
- il periodo di riferimento (in genere l’anno solare precedente)
- il controvalore medio investito nel periodo
- il rendimento netto del tuo portafoglio
- il dettaglio dei costi, suddiviso per tipologia e per strumento finanziario
- il confronto tra rendimento lordo e rendimento netto dei costi
Molti risparmiatori non si accorgono nemmeno di averlo ricevuto, perchè spesso arriva via email o è disponibile nell’area riservata dell’home banking.
Se non lo trovi, puoi chiederlo direttamente al tuo intermediario poichè è obbligato a fornirtelo, di solito entro aprile per banche e società di gestione, ed entro febbraio per i consulenti finanziari autonomi.
Le caratteristiche del rendiconto MiFID
Il rendiconto MiFID dev’essere inviato almeno una volta all’anno: entro il mese di aprile per banche e società di gestione, ed entro fine febbraio per i consulenti finanziari autonomi.
Può arrivare per posta ordinaria, ma con la digitalizzazione del mondo bancario oggi è più spesso caricato in formato elettronico nell’area riservata dell’home banking.
In questo caso però, vale la pena prestare attenzione: l’intermediario non è tenuto a inviarti alcuna notifica quando il documento viene caricato, quindi rischi di non accorgertene.
Il documento dev’essere chiaro, completo ed esaustivo, e deve sempre contenere:
- il periodo di riferimento, che di norma coincide con l’anno solare precedente
- il controvalore medio investito nel periodo
- il rendimento netto del portafoglio, cioè la variazione percentuale del suo valore al netto dei costi e degli oneri sostenuti
- il dettaglio dei costi e degli oneri, suddivisi per tipologia e per singolo strumento finanziario, espressi sia in valore assoluto che in percentuale sul valore del portafoglio, comprese le stime dei costi futuri se già note
- il confronto con il rendimento lordo del portafoglio, cioè quello che avresti ottenuto senza alcun costo: è il modo più diretto per capire quanto i costi hanno inciso davvero sul tuo investimento
Come leggere i costi, anche quelli meno visibili
Non tutti i costi sono uguali, e non tutti saltano subito all’occhio. Nel rendiconto trovi voci esplicite come le commissioni di ingresso, di uscita e di gestione, ma ce ne sono altre meno immediate da individuare.
Una delle voci più delicate sono le retrocessioni (o “inducement“), che sono compensi che il tuo intermediario riceve dalla società che gestisce il fondo o il prodotto che ti ha venduto, spesso già inclusi nelle commissioni di gestione e quindi non sempre visibili come voce separata.
Non sono illegali, ma vale la pena sapere che esistono, perché possono influenzare quali prodotti ti vengono proposti.
Per leggere bene questa sezione, conviene:
- guardare sia il valore in euro che la percentuale sul portafoglio — una percentuale piccola su un capitale importante può comunque essere una cifra significativa
- controllare se i costi sono ricorrenti (pagati ogni anno) o una tantum (pagati solo all’ingresso o all’uscita)
- confrontare il totale dei costi con il rendimento netto ottenuto: se i costi “mangiano” gran parte del rendimento, è un segnale da approfondire
- verificare se compaiono retrocessioni o compensi indiretti versati all’intermediario

Se qualcosa non è chiaro o sembra sproporzionato, è il momento giusto per farsi delle domande o per farle a qualcuno che non ha interesse a nasconderti la risposta.
Cosa cambia con la Mifid 2 ( per te, non solo sulla carta )
La MiFID 2 non ha introdotto solo il rendiconto dei costi, ma ha cambiato in profondità il modo in cui banche e consulenti devono comportarsi con i risparmiatori.
E’ quindi fondamentale sapere che prima di proporti qualsiasi investimento, il tuo intermediario è ora obbligato a profilarti attraverso un questionario che valuta la tua tolleranza al rischio, i tuoi obiettivi e il tuo orizzonte temporale, e a verificare che i prodotti proposti siano davvero adeguati e appropriati per te, e non solo convenienti per chi te li vende.
La normativa ha anche introdotto una distinzione importante, ovvero quella tra consulenza indipendente e consulenza non indipendente.
Nella consulenza indipendente, il professionista è remunerato solo dal cliente (a parcella) e non riceve alcuna retrocessione dai prodotti collocati, una condizione che riduce sensibilmente i conflitti di interesse.
Nella consulenza non indipendente, tipica di banche e reti, il consulente può invece ricevere compensi (le retrocessioni di cui parlavamo poco fa) dalle case prodotto: è tenuto a dichiararlo, ma il conflitto di interesse resta strutturale.
Gli errori più comuni quando si legge il rendiconto MiFID
Anche chi lo apre e lo legge, spesso cade in alcuni equivoci che rendono il documento meno utile di quanto potrebbe essere, ecco alcune utili indicazioni:
- Guardare solo il rendimento, non i costi. Un rendimento positivo può nascondere costi alti che, senza il rendiconto, non avresti mai notato e che nel tempo pesano parecchio sul capitale.
- Confondere rendimento lordo e rendimento netto. Il numero che conta davvero per le tue tasche è quello al netto di costi e oneri, non quello lordo che sembra sempre più bello.
- Pensare che “costo basso” voglia sempre dire “scelta migliore”.E’ importante sapere che il costo va valutato insieme al servizio ricevuto perchè una consulenza di valore ha un costo, e il punto è capire se è proporzionato e trasparente.
- Non confrontare il rendiconto con quello degli anni precedenti. Guardarlo una volta sola, isolato, fa perdere la visione d’insieme su come stanno evolvendo i costi nel tempo.
- Dare per scontato che, se non è scritto in modo evidente, un costo non esista. Le retrocessioni e alcuni oneri indiretti a volte sono citati solo in note o allegati meno visibili.
- Non fare domande. Il rendiconto non è la fine del percorso, ma l’inizio di una conversazione, perchè se qualcosa non ti torna, hai tutto il diritto di chiedere spiegazioni a chi te lo ha inviato.
E se le risposte non ti convincono del tutto, puoi sempre confrontarti con un professionista che non ha alcun interesse a minimizzare quello che c’è scritto nero su bianco.
Cosa fare dopo aver letto il rendiconto
Una volta letto con attenzione, la prima cosa da fare è confrontarlo con quanto ti era stato comunicato prima di investire (l’informativa iniziale, quella ex ante): se noti differenze significative rispetto a quanto ti era stato prospettato, è il momento di chiedere chiarimenti al tuo intermediario.
Se dal confronto emergono dubbi più seri, costi che ritieni ingiustificati, informazioni mancanti o comportamenti che ti sembrano scorretti, puoi presentare un reclamo formale all’intermediario.
Se la risposta non ti soddisfa, hai a disposizione l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), che è un organismo gratuito e più rapido di un tribunale, pensato apposta per risolvere questo tipo di dispute tra risparmiatori e intermediari.
Ma al di là del percorso formale, il rendiconto è anche una buona occasione per fermarti un momento e chiederti se il tuo portafoglio riflette ancora i tuoi obiettivi di oggi e non solo quelli di qualche anno fa.
Non serve aspettare un problema per farsi questa domanda: presta attenzione ai costi nascosti nel tuo portafoglio prima che diventino un problema più grande.
Perché farsi affiancare da un consulente indipendente
Leggere il rendiconto MiFID è un primo passo importante, ma da solo non basta sempre per capire se stai davvero pagando il giusto per il servizio che ricevi, soprattutto se non hai gli strumenti per confrontare quei numeri con quello che il mercato offre.
È qui che entra in gioco il valore di un consulente finanziario indipendente, perchè a differenza di chi lavora per una banca o una rete, un consulente fee-only come me è remunerato esclusivamente dal cliente, ovvero non vendo prodotti finanziari, non ricevo retrocessioni, e il tuo patrimonio resta sempre dove si trova oggi, presso la tua banca.
Il mio compito è esclusivamente quello di aiutarti a leggere questi documenti con occhi indipendenti, capire se il servizio che ricevi è davvero adeguato ai tuoi obiettivi, e se serve costruire insieme un percorso di investimento più trasparente per il tuo patrimonio.
Non serve aspettare il prossimo rendiconto per scoprire se stai pagando il giusto prezzo per il servizio che ricevi.
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