(articolo aggiornato il 2026)
Conosci le polizze a gestione separata, dette anche rivalutabili di ramo 1? Ti sono state proposte o ne possiedi già una o più?
Se non sai bene cosa siano o non ti è del tutto chiaro come funziona la gestione separata assicurativa, in questo articolo trovi una spiegazione semplice e completa, utile per farti un’idea se questo tipo di polizza può essere uno strumento adatto alla tua situazione.
Questo articolo è il secondo di quattro dedicati alle polizze vita. Se non hai letto il primo, puoi recuperarlo ora: Polizze vita come investimento abbinato a garanzia per caso morte
Chi scrive questo articolo?
Sono Linda Leodari, consulente finanziaria indipendente fee-only, con studio a Malo (Vicenza) e operatività in tutta Italia.
Non vendo prodotti finanziari e non ho alcun conflitto di interesse con banche o compagnie assicurative: sono pagata solo dai miei clienti, per aiutarli a fare chiarezza e decidere con più consapevolezza anche su strumenti come le polizze a gestione separata, che spesso vengono proposte senza spiegarne davvero vantaggi e limiti.
Cosa sono le polizze a gestione separata?
Le polizze a gestione separata sono strumenti così chiamati perché il patrimonio che vi viene investito rimane separato dalle altre attività della compagnia assicurativa, e quindi maggiormente tutelato. In sintesi:
- Sono polizze sulla durata della vita umana, classificate come ramo I — le trovi spesso indicate anche come “polizze rivalutabili di ramo 1”
- Il patrimonio versato è separato da quello della compagnia assicurativa, con contabilità propria
- Il termine gestione separata assicurativa indica proprio questo meccanismo di protezione patrimoniale
Non va confusa con la Gestione Separata INPS, il regime previdenziale per lavoratori autonomi e collaboratori: qui parliamo esclusivamente dello strumento assicurativo legato alle polizze vita.
Ciò che destini a una gestione separata viene investito principalmente in:
- Titoli di stato, soprattutto italiani ed europei — la quota prevalente
- Titoli emessi da aziende, in misura minore
- Il tutto nel rispetto del criterio di prudenza
Proprio per il moderato rischio dei titoli in cui investono, queste polizze non offrono rendimenti particolarmente elevati — sono pensate per chi cerca stabilità, non guadagni aggressivi.
Come funziona la gestione separata assicurativa?
Le gestioni separate hanno la particolarità di mantenere il loro valore stabile nel tempo, senza subire la volatilità dei mercati finanziari.
Questo garantisce a chi sottoscrive una tranquillità emotiva, insieme alla garanzia di rimborso del capitale versato.
Garanzia che talvolta comprende anche la rivalutazione annuale del rendimento ottenuto dalla gestione, al netto dei costi.
Di fatto, però, i titoli interni alla gestione separata subiscono comunque oscillazioni di valore dovute al loro andamento sui mercati finanziari. Vengono però valorizzati contabilmente nel bilancio della gestione al costo di acquisto, fino al momento del loro rimborso o dell’eventuale vendita.
Per capire meglio questo meccanismo, immagina che la gestione separata compri un titolo il cui valore è 1.000 €. La compagnia manterrà nel bilancio della gestione questo titolo a 1.000 €, a prescindere dal suo valore di mercato fino al momento della sua vendita o del suo rimborso.
In questo modo, il valore che versi nella gestione separata assicurativa può solo crescere, aumentato annualmente dal rendimento ottenuto dalla gestione stessa.
Un aspetto da conoscere: in passato le compagnie offrivano spesso rendimenti minimi garantiti, ma con il ribasso dei tassi di interesse degli ultimi 10 anni questa garanzia è andata progressivamente scomparendo.
Da cosa deriva il rendimento di una gestione separata?
Il rendimento di una gestione separata deriva da cedole e dividendi riconosciuti dai titoli in portafoglio, oltre agli utili o alle perdite generati via via da vendite ed eventuali rimborsi dei titoli stessi. Questo importo va a incrementare il valore di quanto hai versato, al netto dei costi di gestione di cui parliamo nel prossimo paragrafo.
Quali sono i costi di una polizza a gestione separata?
Capire i costi è essenziale per valutare davvero la convenienza di una gestione separata assicurativa, perchè sono proprio questi costi a incidere sul rendimento netto che ti resta in tasca.
Nelle gestioni separate trovi diversi tipi di costi:
- I caricamenti sui premi versati, che riducono il valore destinato all’investimento e vengono trattenuti subito dalla compagnia, in misura fissa o in percentuale. A titolo di esempio, supponi di versare un premio di 10.000 € in una gestione separata con costi di caricamento sui premi dell’1%: il valore trattenuto dalla compagnia sarà di 100 €, l’investito di 9.900 €.
- Gli oneri di gestione, che riducono il rendimento annuo della gestione.
Possono essere applicati dalla compagnia in due modi:
- 1- In misura percentuale fissa, che mediamente si aggira attorno all’1%-1,5%, sottratta dal rendimento annuo della gestione. Quindi, se ad esempio la gestione ha reso il 3% e il costo di gestione è stabilito all’1,3%, a te sarà riconosciuta la differenza, ovvero l’1,7%.
- 2- Tramite l’applicazione di un’aliquota di retrocessione: la compagnia trattiene una quota parte del rendimento e la differenza ti viene riconosciuta. In questo caso, se la compagnia trattiene ad esempio il 20% del rendimento annuo del 3%, il 20% di esso — pari allo 0,60% — è trattenuto dalla compagnia e l’80% ti viene riconosciuto, pari al 2,40%.
- 1- In misura percentuale fissa, che mediamente si aggira attorno all’1%-1,5%, sottratta dal rendimento annuo della gestione. Quindi, se ad esempio la gestione ha reso il 3% e il costo di gestione è stabilito all’1,3%, a te sarà riconosciuta la differenza, ovvero l’1,7%.
- Penali di uscita: in molte polizze a gestione separata vengono applicate, nei primi anni dalla sottoscrizione, delle commissioni di uscita, di norma decrescenti fino all’azzeramento anno dopo anno. Hanno lo scopo di scoraggiare la vendita del prodotto dopo poco tempo.

Ecco quali sono i vantaggi di una gestione separata?
I vantaggi di una polizza a gestione separata assicurativa sono diversi, e riguardano sia la protezione del patrimonio sia la componente fiscale e successoria:
- Il beneficiario può essere chiunque, anche al di fuori di parenti e affini.
- Non concorre alla formazione dell’attivo ereditario ed è esente da imposte di successione. Considera che se hai un patrimonio complessivo inferiore a 1 milione di euro, i trasferimenti al coniuge, ai figli o ai parenti in linea retta sono esenti da imposte di successione. Per approfondire, puoi leggere le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate con le attuali regole sulle imposte di successione.
- È impignorabile e insequestrabile. Una precisazione importante: l’impignorabilità e l’insequestrabilità delle polizze vita (art. 1923 c.c.) hanno due limiti previsti dalla stessa norma, riferiti ai premi versati se sono stati pagati con l’intento di sottrarre risorse ai creditori, questi possono agire con un’azione revocatoria; se ledono i diritti degli eredi legittimari, si applicano le regole ordinarie su collazione, imputazione e riduzione delle donazioni. A questo si aggiunge un limite più recente, di origine giurisprudenziale: la tutela non è più considerata automatica per ogni polizza, ma dipende dalla reale natura del contratto. Se una polizza è strutturata e utilizzata come puro investimento finanziario senza un’autentica funzione previdenziale i tribunali possono negarle la protezione da pignoramento o sequestro. In sintesi: la polizza vita resta un valido strumento di protezione patrimoniale, ma non uno “scudo” assoluto, né verso i creditori né verso gli eredi né in ogni tipologia di prodotto.
- È esente da imposta di bollo (pari oggi allo 0,20% del valore investito su altre tipologie di polizza, come polizze unit linked di ramo III e ramo V). Questa esenzione resta valida anche dopo le novità sul bollo introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, che riguardano esclusivamente le polizze di ramo III e V.
- Offre una tranquillità emotiva — ideale per persone anziane o avverse al rischio — con la protezione dalle oscillazioni del mercato.
- Talvolta offre un rendimento minimo garantito, che per chi detiene vecchie polizze poteva essere anche del 3-4%, ma che nei contratti degli ultimi anni si attesta allo 0%. Dopo il recente rialzo dei tassi di interesse, potremmo però vedere in futuro nuove proposte di polizze a gestione separata con rendimenti minimi garantiti più alti dello 0%.
Quali sono gli svantaggi di una gestione separata?
Accanto ai vantaggi, ci sono anche due limiti importanti da conoscere prima di sottoscrivere una gestione separata:
- I rendimenti non particolarmente elevati generati da questo tipo di prodotto sono pesantemente erosi dai costi applicati, e la parte che rimane — quella che incrementa realmente il valore di quanto versato è veramente molto magra.
- C’è un rischio, seppur remoto, che la compagnia assicurativa possa non essere sufficientemente patrimonializzata per far fronte a numerose e contemporanee richieste di rimborso da parte dei clienti.
Per tutelare i clienti da questo rischio, la Legge di Bilancio 2024 ha previsto l’obbligo di creazione di un fondo di garanzia, a carico delle compagnie assicurative che raccolgono o intermediano un valore di premi superiore a 50.000.000 €.
Il fondo avrà la stessa funzione del fondo interbancario di garanzia delle banche. La norma, tuttavia, permette alle compagnie di accantonare il valore minimo richiesto con molta tranquillità, nell’arco di 11 anni, poichè la scadenza prevista per arrivare a regime è stata fissata nel 2035.
Come sono tassate le polizze a gestione separata?
Per l’investitore persona fisica, la tassazione viene calcolata sul rendimento ottenuto dalla polizza e viene addebitata al momento del rimborso come imposta sostitutiva.
Ciò significa che, una volta pagata, non è necessario dichiarare questa entrata nella propria dichiarazione dei redditi o nel modello 730.
L’aliquota dell’imposta sostitutiva è variabile e dipende dalla quota media di titoli di stato e di altri titoli presenti nella polizza nel periodo in cui la si è detenuta:
- Titoli di stato europei o di altri stati in white list: tassazione al 12,50%
- Titoli differenti: tassazione al 26%
La compagnia rileva, per ogni anno di permanenza nella polizza, la quota di titoli di stato/white list e la quota di altri titoli e, alla liquidazione, calcola una percentuale media degli uni e degli altri.
In questo modo determina quanta parte del rendimento è stata generata da titoli soggetti a imposta al 12,50% e quanta da titoli soggetti a imposta del 26%, calcolando poi il valore dell’imposta complessiva come somma delle due parti.
Un esempio concreto
Supponiamo tu abbia acquistato la gestione separata nel 2018 e disinvesta nel 2022, e che il suo portafoglio fosse stato costituito come nella tabella sotto riportata:

Su questa base, il 70% del rendimento sarebbe tassato al 12,50% e il restante 30% al 26,00%.
Per l’investitore persona giuridica (azienda), invece, il rendimento della polizza al rimborso viene considerato reddito imponibile, sommato agli altri redditi prodotti dall’azienda e assoggettato alle imposte di legge previste per le aziende.
Cosa è accaduto negli ultimi anni fino al 2022?
Negli ultimi anni i titoli di stato italiani ed europei hanno offerto rendimenti sempre più ridotti rispetto al passato. Di conseguenza, anche i rendimenti offerti dalle gestioni separate piene di questi titoli, si sono via via ridotti nel tempo, tanto che, una volta decurtati i costi di gestione della compagnia assicurativa, al cliente rimaneva ben poca cosa, rendendo questi strumenti sempre meno attraenti per i risparmiatori.
Per far fronte a questo problema e cercare di generare maggiori rendimenti, le compagnie hanno ridotto negli anni la parte investita in titoli di stato, investendo in altri titoli più remunerativi, sempre nel rispetto comunque del principio di investimento in strumenti prudenti.
Nel 2018 l’IVASS ha inoltre permesso la creazione di un fondo utili, in cui ogni gestione separata può far confluire le plusvalenze generate dalle vendite degli strumenti al suo interno, per redistribuirle poi nell’arco di 8 anni, regolando quindi nel tempo i rendimenti.
Cosa è accaduto nel 2022-2023?
Tra il 2022 e il 2023 abbiamo vissuto il prepotente ritorno dell’inflazione, rimasta sonnecchiante per anni e risvegliata in seguito ai blocchi produttivi e di trasporto delle merci durante i lockdown del periodo pandemico, a cui è seguito il blocco delle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, come sanzione per la sua invasione dell’Ucraina.
Per contenere l’inflazione le banche centrali dalla metà del 2022 e per tutto il 2023 hanno dato il via al rialzo dei tassi di interesse più rapido e pesante mai visto fino ad oggi.
Quali sono le conseguenze di un aumento dei tassi di interesse sulle polizze gestione separata?
Prima di spiegare questo concetto, ricordo per chi non avesse alcuna conoscenza di finanza cosa sono le obbligazioni. Volendo dare una definizione molto sintetica e semplificata, le obbligazioni sono dei titoli che rappresentano dei prestiti. Quando acquisti un’obbligazione presti dei soldi a chi l’ha emessa, fino a una scadenza prefissata. Di norma le obbligazioni sono emesse a un valore fisso, di norma 100, o inferiore in alcune tipologie, e vengono rimborsate a 100.
Se acquisti un’obbligazione alla sua emissione, hai diritto a ricevere un guadagno, che può derivare da cedole pagate periodicamente o dalla differenza tra il valore di acquisto (inferiore a 100) e di rimborso (a 100), fino alla sua scadenza. Se decidi di venderla prima della scadenza, il prezzo a cui la venderai dipenderà dal mercato.
Devi sapere che, qualora vi sia un aumento dei tassi, il valore di tutte le obbligazioni presenti nel mercato — titoli di stato compresi, dei quali le gestioni separate sono piene — si riduce in proporzione alla loro durata. Quindi tanto più lontana è la loro scadenza e tanto maggiore è il calo del loro valore.
Ecco un esempio per capire meglio
Per fare un esempio semplificato, supponi di avere acquistato, in emissione al prezzo di 100, un titolo di Stato con scadenza tra 10 anni, con cedola dello 0%. Se i tassi di interesse oggi aumentano del 5%, il rendimento di un titolo di Stato di nuova emissione, sempre con durata 10 anni, aumenterà al 5%.
Per essere altrettanto attraente per il mercato, il tuo titolo di Stato con cedola annua allo 0% dovrà offrire anch’esso un rendimento annuo del 5%, come il titolo di nuova emissione, e l’unico modo per fare ciò è che il suo prezzo scenda da 100 a circa 50 euro (con un calo del 50% del suo valore iniziale, pari al 5% per ognuno dei suoi 10 anni di durata!).
In questo modo, chi lo acquistasse oggi a 50 otterrebbe comunque fino a scadenza un rendimento annuo del 5% derivante dal minor prezzo pagato.
Che conseguenze ha portato l’aumento dei tassi di interesse nelle gestioni separate?
Ecco le 2 principali:
- La prima conseguenza è che, in questo anno e mezzo, i titoli di stato europei (ma non solo) hanno subito forti cali di valore.
Chi li ha acquistati direttamente, dopo i numerosi cali, ha ottenuto rendimenti superiori alle gestioni separate, con minori costi e minor rischio.
Questo cambio radicale di scenario ha portato molti risparmiatori a riscattare le proprie gestioni separate, optando per l’acquisto diretto dei titoli di stato. - La seconda conseguenza è che le gestioni separate hanno incamerato pesantissimi cali di valore per tutti i titoli di stato che avevano in portafoglio, con scadenze lunghe o lunghissime.
Come detto, esse riportano in bilancio i valori dei titoli al loro costo iniziale, quindi i cali subiti non toccano il risparmiatore, ma creano alle compagnie un importante problema, ovvero qualora molti clienti dovessero richiedere contemporaneamente il riscatto delle loro posizioni, le compagnie si vedrebbero costrette a intaccare le riserve accantonate e a vendere molti dei titoli in portafoglio per effettuare i rimborsi, concretizzando così le perdite dovute al calo di valore subito dal momento che ai clienti non possono rimborsare un valore inferiore al capitale da essi versato.
Il caso Eurovita: cosa è successo davvero?
Il caso della compagnia assicurativa Eurovita è stato l’esempio di questa tempesta perfetta.
La compagnia, con riserve accantonate insufficienti e in seguito al forte calo di valore dei titoli nella propria gestione separata, non sarebbe più stata in grado di rimborsare i risparmiatori che avevano acquistato i suoi prodotti.
Nel 2023 è stata quindi posta in amministrazione straordinaria, per intervento del Ministero dell’Impresa e del Made in Italy, su proposta dell’IVASS (l’ente che vigila sulle compagnie assicurative).
Gli asset in gestione di Eurovita, gestioni separate comprese, sono stati distribuiti tra alcuni grandi gruppi assicurativi e, in extremis, i clienti sono stati comunque tutelati.
Il caso Eurovita, nonostante il lieto fine per i risparmiatori, è stato un terremoto nell’ambito delle gestioni separate, da sempre ritenute sicure, e ha fatto emergere una potenziale fragilità nell’attuale sistema delle polizze vita.
Domande frequenti sulle polizze a gestione separata
Le polizze a gestione separata sono polizze vita di ramo I in cui il patrimonio investito rimane separato dalle altre attività della compagnia assicurativa, con l’obiettivo di offrire maggiore protezione. Investono prevalentemente in titoli di stato italiani ed europei, con una quota minore in titoli aziendali, seguendo un criterio di prudenza.
Perché il patrimonio versato dai sottoscrittori viene tenuto separato, con contabilità propria, da ogni altra attività della compagnia assicurativa. In caso di difficoltà della compagnia su altri fronti, il capitale della gestione separata resta destinato solo a chi vi ha investito.
Tra i principali: il beneficiario può essere chiunque, il capitale non concorre all’attivo ereditario ed è esente da imposte di successione, è impignorabile e insequestrabile (con alcuni limiti di legge), è esente da imposta di bollo e offre tranquillità emotiva grazie alla stabilità del valore nel tempo.
I rendimenti non sono elevati e vengono ulteriormente ridotti dai costi di gestione, lasciando un guadagno netto piuttosto contenuto. Esiste inoltre un rischio remoto legato alla solidità patrimoniale della compagnia assicurativa, oggi mitigato dal fondo di garanzia previsto dalla Legge di Bilancio 2024.
I costi principali sono tre: i caricamenti sui premi versati (trattenuti subito dalla compagnia), gli oneri di gestione annui (in genere tra l’1% e l’1,5%, oppure tramite un’aliquota di retrocessione sul rendimento) e le eventuali penali di uscita nei primi anni del contratto.
Il rendimento è tassato con un’imposta sostitutiva calcolata al momento del rimborso: 12,50% se derivante da titoli di stato europei o di paesi in white list, 26% per gli altri titoli. La compagnia calcola una percentuale media in base alla composizione del portafoglio nel periodo di detenzione.
Sono generalmente considerate strumenti prudenti, ma non prive di rischi: il caso Eurovita del 2023 ha dimostrato che, in scenari di forte rialzo dei tassi, anche le gestioni separate possono trovarsi in difficoltà. Dal 2024 è comunque previsto un fondo di garanzia a tutela dei risparmiatori, anche se andrà a regime solo nel 2035.
No, sono due cose completamente diverse. La gestione separata assicurativa è uno strumento di investimento legato alle polizze vita di ramo I. La Gestione Separata INPS è un regime previdenziale obbligatorio per lavoratori autonomi e parasubordinati privi di una propria cassa professionale.
Dipende dagli obiettivi e dal profilo di chi investe: può avere senso per chi cerca stabilità, protezione patrimoniale e vantaggi successori/fiscali, meno per chi punta a rendimenti elevati. La scelta va sempre valutata all’interno di una pianificazione finanziaria complessiva, non come prodotto isolato.
In conclusione: cosa ricordare sulle polizze a gestione separata
Le polizze a gestione separata sono uno strumento di ramo I pensato per chi cerca stabilità. In sintesi, ecco cosa ricordare:
- Cosa sono: patrimonio separato da quello della compagnia assicurativa, investimenti prudenti (soprattutto titoli di stato), valore versato che può solo crescere nel tempo senza subire direttamente le oscillazioni dei mercati
- I costi: caricamenti sui premi, oneri di gestione annui e, in alcuni casi, penali di uscita nei primi anni, sono costi che erodono buona parte del rendimento, già di per sé contenuto
- I vantaggi fiscali e successori: esenzione dall’imposta di bollo, esclusione dall’attivo ereditario e, con alcuni limiti di legge, protezione da pignoramenti e sequestri
- Il rischio: seppur remoto, esiste il caso Eurovita del 2023 ha ricordato che nessuno strumento finanziario è privo di rischi, anche quando storicamente viene percepito come sicuro
Capire davvero come funziona ciò in cui investi resta il primo passo per proteggere il tuo patrimonio.
Le gestioni separate, come hai visto, vengono spesso combinate anche con altri strumenti di investimento: se ti interessa capire come funziona questa combinazione, ho scritto una guida alle polizze multiramo: chi fa il vero affare? Chi vende o chi acquista?
Non serve aspettare che ti venga riproposta una nuova polizza, o che arrivi il prossimo rendiconto, per capire davvero cosa hai in portafoglio: puoi farlo oggi, con calma.
Se leggendo questo articolo ti sei chiesto se la tua gestione separata sia ancora la scelta giusta per te, o se valga la pena valutare delle alternative, il primo passo è più semplice di quanto pensi perchè bastano poche righe o una telefonata. Trovi tutti i miei contatti qui a fianco, sarò felice di risponderti.
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